nel pulviscolo del controluce

Massimo Causo
NEL PULVISCOLO DEL CONTROLUCE

Mauro Santini è l’ipotesi di verità dell’immagine, ovvero l’interrogativo che ogni frame si pone quando si offre agli occhi di uno spettatore: dove finisce l’illusione e inizia la memoria? Dove i tremuli fantasmi di luce che attraversano l’inquadratura cessano di essere corpi un tempo in carne ed ossa e ormai solo visioni trasparenti?
Come un archeologo perso nell’eternità del tempo, Mauro Santini trasforma la futuribile numericità del digitale in paziente scavo nel pulviscolo del controluce, trovando soggetti di memoria e frammenti di tempo perduto nelle pieghe del suo sguardo. Il suo narrare non segue le tradizionali coordinate del dire, non si organizza in un’analisi logica del fraseggio, ma scaturisce dalle forme emotive del rapporto tra l’obbiettivo e il momento della ripresa. Il tempo si scompone in attimi interminabili, la durata si traduce in impropria memoria, i corpi in ombre opache, i luoghi in anfratti dell’anima, le immagini in ricordi subiti, i suoni in ovattati fragori della coscienza.
La sua filmografia ripercorre una biografia in assenza di sé, ma ricostruisce anche la cronaca mai terminata di eventi interiori: morte, infanzia, amore, attese, delusioni, viaggi, abitazioni…
Frammenti di un discorso amoroso: Wenders li guarderebbe con l’angelo, Lynch li pianterebbe come semi sotto l’albero del sicomoro, Sokurov li affiderebbe ai passi di uno Stalker…

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Pubblicato sul catalogo di Alternative del cinema italiano di Taranto.
dicembre 2005

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