massimo causo

Massimo Causo
NEL SEGNO DELL’INFINITO: DI RITORNO

Il languore di un riaccendersi della memoria lungo il filo sempre “tragico” di un viaggio. E’ questo il corpo del lavoro del pesarese Mauro Santini, poco più di dieci minuti in sospensione sul riecheggiare implicito di un ricordo d’infanzia: umori di un’estate vissuta in una casa, storie di famiglia appese ai fili della memoria come panni stesi ad asciugare, emozioni che trascolorano nel segno degli stati d’animo rimossi nell’età adulta eppure mai davvero uccisi dentro. Mauro Santini elabora il suo immaginare filmando improgrammaticamente la produzione di un senso che si trova nel fuorifuoco di un obbiettivo sfuggente. Il soggetto dello sguardo travalica l’oggetto dell’osservare e rinviene nuove dimensioni nel lavoro di editing che sovrappone immagini trovate e ricercate in un abbraccio sintetico ma permeabile. E nel distratto dissesto di un muro scrostato che disegna sagome improprie, l’autore lascia riaffiorare col semplice gesto di una dissolvenza tenuta il fotoritratto familiare d’infanzia: sfocatura su sfocatura, definizione su indefinizione, memoria su presente… Nel segno dell’infinito: il tempo è una variabile che appartiene all’emozione.

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Pubblicato su ‘Sentieri Selvaggi’ nel 2001 in occasione di’anteprimaannozero, Bellaria

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