non riconciliati

Mauro Santini
NON RICONCILIATI

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Dissidente. Mauro Santini.
Non so se il mio sia un cinema ‘non riconciliato’.
È certamente un cinema fuori dal sistema e che si oppone ad un certo ‘gusto’ comune e codificato, motivo per cui penso si possa definire ‘dissidente’; un cinema realizzato senza produzione, totalmente libero e indipendente, che rischia la marginalità e il silenzio della stampa.
Il ‘Cinema’ italiano chiede progetti studiati e sceneggiature ben oleate, direzioni chiare e semplici. Il cinema nel quale mi riconosco si nutre di altro: indagare e cercare nel momento stesso della ripresa; attendere senza saper bene cosa, catturando la realtà nel suo farsi; tradire continuamente un eventuale partito preso; cogliere l’evidenza del reale senza seguire un indirizzo prestabilito, ma cercando e rintracciando un senso in seguito, nel materiale girato, al montaggio; a volte pazientare lasciando sedimentare un vissuto anche per anni, in modo che immagini troppo vicine e concrete diventino altro, far sì che il tempo possa ‘segnarle’ affinché raccontino un’altra storia rispetto quella contingente al momento in cui sono state ‘fermate’.
È un cinema svincolato dalle maglie della sceneggiatura, con una totale libertà in fase di ripresa, senza set, senza troupe, figlio della ‘leggerezza’ e del basso costo consentiti dalla tecnologia digitale, ma nipote del cinèma direct e dell’underground degli anni sessanta. Un cinema che determina l’atto di filmare come gesto di scrittura vero e proprio e che intende il montaggio come atto creativo non più sottoposto a regole narrative, ma intimamente connesso ad associazioni visive, cromatiche e sonore.
È un cinema dell’attesa e dell’incertezza quello in cui mi riconosco, ma questo tempo non ha più tempo e pazienza per attendere, per rischiare.

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Pubblicato su ‘Filmcritica’, n.609/610, novembre/dicembre 2010
Dossier sul cinema italiano: Non riconciliati ovvero Le vite possibili del cinema italiano
a cura di Lorenzo Esposito e Bruno Roberti.

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