giona a. nazzaro

Giona A. Nazzaro
CARMELA, SALVATA DAI FILIBUSTIERI

Liberamente ispirato a ‘Jolanda, la figlia del corsaro nero’ di Emilio Salgari, ‘Carmela, salvata dai filibustieri’ è un piccolo ma importante trionfo del cinema indipendente italiano. La trama del romanzo di Salgari è rimessa in scena in una Taranto misterica nella quale si aggirano i due fratelli Mimmo e Sussò Boccuni che incarnano i Carmaux e Wan Stiller immaginati dallo scrittore. Diretto da Giovanni Maderna e Mauro Santini, il film, come tutto il progetto salariano del ‘cinema corsaro’, è al tempo stesso una dichiarazione d’intenti e una indicazione di lavoro. Emilio Salgari, in questo senso, che ha instancabilmente evocato altri mondi, è la guida e il faro di un cinema che mentre penetra fra le pieghe del nostro presente storico ne attraversa il tessuto per emergere dall’altro lato dello spettro del reale. Mimmo e Sussò, sulle tracce di Jolanda, aiutati da un Morgan che nella reinvenzione dei due registi diventa una sorta di maga visionaria, sprofondano sin nelle viscere di Taranto, galleggiando sulle correnti impalpabili di una lingua sensuale, ruvida e antica. Maderna e Santini, evidentemente innamorati dei corpi e dei luoghi che si offrono al loro sguardo, danno vita a un memorabile esempio di cinema vitale e vergine. Il loro film possiede la potenza e la dolcezza abbacinante di un oggetto sconosciuto il cui incanto ridesta sensi sopiti. Riagganciandosi idealmente alla lezione rosselliniana e mettendo in discussione il fare normativo del cinema odierno, Maderna e Santini, in perfetto stile piratesco, creano una possibilità di cinema, un’ipotesi da verificare mentre si svolge. ‘Carmela salvata dai filibustieri’ è un lavoro che pone con grande fermezza all’ordine del giorno la questione del reale oggi in Italia (e non solo). Un piccolo capolavoro.

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Pubblicato su ‘Rumore’ n.251, dicembre 2012

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